Il Tè: una bevanda famosa in tutto il mondo

Origine e Classificazione.
Il tè è una delle bevande più conosciute ed utilizzate al mondo. Si beve caldo, caldissimo, freddo, Concentrato, leggero, aromatizzato. Da paesi caldissimi come l'Arabia, nel deserto, a paesi freddissimi come la Russia, è amato ed apprezzato da tutti.

Nato in Cina, con il passare dei secoli, il tè cominciò ad essere apprezzato anche al di là dei confini dell’Impero cinese e così divenne pian piano una merce sempre più richiesta come fino ad allora era stato per le spezie e la seta.




I primi commerci avvennero con i paesi più prossimi alla Cina, come il Giappone, la Korea e l’India, per poi espandersi fino alla Russia, all’Afghanistan, alla Persia, all’Arabia e all’Europa.
In Inghilterra, in particolare, il tè divenne comune almeno tra le classi più agiate agli inizi del 1800.
La nascita del così detto “tè delle cinque”, o “tè del pomeriggio”, viene fatta risalire ad Anna, la Settima Duchessa di Bedford che, per interrompere l’attesa tra il pranzo e la cena e rimediare a quella (letterale) “sensazione di affondamento”, decise di cominciare a gustare del tè con alcuni dolcetti.
La Duchessa Anna chiese agli amici di condividere con lei quel tè del pomeriggio e così ben presto in tutti i salotti dell’aristocrazia di Londra si diffuse come una moda quel gesto che sarebbe diventato rito.
Il tè cominciò a diventare popolare in Inghilterra anche tra le classi meno agiate un secolo più tardi, all’inizio del 1900, e oggi è una vera e propria istituzione della tradizione inglese.




Forse meno nota, ma non meno radicata, è la passione per il tè in paesi quali la Russia, l’Iran, l’India, il Giappone e, ovviamente, la Cina.
Anche in Italia l’apprezzamento per il tè è in continua crescita e sempre più spesso una tazza di buon tè caratterizza non solo la colazione ma anche i momenti di piacere durante la giornata.
In Russia, sebbene per ragioni climatiche non cresca la pianta della Camellia Sinensis, il consumo del tè è molto diffuso.
Il samovar è lo strumento tipico utilizzato per riscaldare l’acqua e preparare l’infuso di tè, in genere molto forte e robusto.
Questa sorta di tè “concentrato” viene addizionato di acqua calda in tazza, fino ad ottenere la miscela dal corpo desiderato: maggiore è la quantità di acqua e maggiore è la diluzione della miscela, a favore di un sapore più delicato.




Prima che il nome tè fosse introdotto nelle lingue europee, la foglia era conosciuta come tcha, cha, tay e tee.
La parola tè non deriva dal termine standard utilizzato nel Mandarino Cinese, ma dall’espressione dialettale te (pronunciato tai) propria del dialetto Amoy della provincia cinese Fujian.
Questo si deve al fatto che i primi commercianti di tè provenienti dall’Europa furono gli Olandesi  che si approvvigionavano della nuova bevanda proprio dalla regione del Fujian.
Il nome si diffuse quindi in Germania come thee, tè in Italiano, te in Spagnolo, Danese, Norvegese, Svedese, Ungherese e Malese, tea in Inglese, thé in Francese, tee in Finnico, teja in Lettone, ta in Coreano, tey in Tamil, thay  in Singalese, e Thea per i botanici.
Il Mandarino cha divenuto ch’a in Cantonese e passato come cha in Portoghese, Persiano e Giapponese, dà origine anche ai termini shai in Arabo, ja in Tibetano, chay in Turco e chai in Russo.

Camellia Sinensis, ovvero il nome botanico con cui oggi conosciamo il tè, era, in passato, Thea Sinensis, ovvero “tè cinese” (sinensis, in latino, significa appunto cinese).
Il termine Camellia deriva invece dal nome latinizzato del reverendo Georg Joseph Kamel, un missionario gesuita e celebre botanico di fine XVII secolo, cui Carlo Linneo, l’ideatore dei criteri di classificazione delle piante, decise di dedicare il nome della pianta di tè.
La decisione fu dettata proprio in virtù del suo importante contributo alla botanica, anche se probabilmente il reverendo Kamel non aveva mai neppure bevuto una tazza di tè.

Con il crescere della domanda, il tè divenne una merce sempre più preziosa e ricercata.
La Cina, come unico produttore, praticava dei dazi molto alti e il prezzo del tè era molto elevato.
In molti, sia a oriente sia a occidente, trovavano i rapporti commerciali con la Cina sempre più difficili.
In Giappone, dopo un inizio promettente, i rapporti si deteriorarono notevolmente tra il IX e l’XI secolo.
La stessa casa reale giapponese smise di consumare tè, considerandolo come “bevanda di origine cinese” e quindi non gradita.
Solo dopo il dodicesimo secolo le relazioni diplomatiche ripresero (ad opera dei monaci Buddisti) e con esse una nuova e decisa diffusione del consumo di tè, anche grazie alla concomitante espansione delle piantagioni sul suolo nipponico.




Il tè viene classificato principalmente sulla base del colore, dell’infusione, o sul metodo di lavorazione delle foglie:
Tè verde:
Le foglie di Camellia Sinensis raccolte fresche vengono lasciate seccare e quindi trattate termicamente per interrompere il naturale processo di fermentazione o di ossidazione. Si tratta quindi della stessa pianta da cui si ricava il tè nero, che al contrario è ossidato. Per quanto riguarda il gusto e gli accostamenti con i cibi, se fosse possibile fare un parallelo con i vini, il tè verde sarebbe un vino bianco e il tè nero un vino rosso.
Tè bianco:
È un tè piuttosto raro, prodotto quasi unicamente in piccole area della Cina e dello Sri-Lanka. I boccioli vengono raccolti prima che si schiudano, lasciati appassire perché liberino la naturale umidità, e quindi essiccati. L’infuso ha un colore molto tenue, chiaro, da cui si origina il nome.
Tè Oolong:
È un tè semi-fermentato e viene prodotto principalmente in Cina e a Taiwan. Le foglie di Camellia Sinensis non devono essere raccolte troppo presto, e vanno lavorate subito dopo la raccolta. Vengono fatte appassire, e quindi “shakerate” in cestini di bambù, in modo da ammaccare leggermente i bordi delle foglie. Successivamente, le foglie vengono alternativamente shakerate e riversate all’esterno dei contenitori, fino a quando non assumono un colore dai riflessi gialli. I bordi tendono al rosso, dove avviene una maggiore ossidazione (le piccole ammaccature dei bordi favoriscono infatti un maggior contatto con l’ossigeno). Questo processo di ossidazione viene interrotto per effetto termico dopo 1,5-2 ore, in questo modo si ha una fermentazione parziale.
Tè nero:
I processi con cui vengono trattate le foglie di Camellia Sinensis per ottenere i così detti tè neri sono vari, ma fondamentalmente tutti comprendono quattro fasi essenziali. La prima, durante la quale le foglie vengono fatte appassire; la seconda, in cui vengono arrotolate, la terza in cui vengono fatte fermentare e infine l’essicazione. Il tè nero si ottiene quindi dalla stessa pianta del tè verde, ma differisce da quest’ultimo per il processo di ossidazione/fermentazione, non presente nei tè verdi. L’appellativo “nero” si deve al colore che le foglie di Camellia Sinensis assumono dopo l’ossidazione, sia al colore intenso dell’infuso che originano. Per quanto riguarda il gusto, rispetto al tè verde, il tè nero ha in genere maggior corpo ed un aroma più intenso: se fosse possibile un’analogia con i vini, potremmo dire che il tè nero è un vino rosso mentre il tè verde è un vino bianco.
Tè aromatizzato:
Si tratta in genere di tè nero o verde, cui vengono aggiunti degli aromi, specie di frutta, per donare alla miscela un gradevole retrogusto aromatico. Un classico esempio è l’Earl Grey, nel quale il tè nero viene miscelato con l’olio estratto dalla scorza del bergamotto, un agrume dall’aspetto simile all’incrocio tra un limone e un pompelmo.
Tè Pu-erh:
Il tè Pu-erh (o Pu’er) deve il nome alla provincia cinese in cui viene coltivato, che si trova nella regione dello Yunnan ed è anche spesso detto post-fermentato. Questo perché il processo di fermentazione avviene dopo l’essicazione al sole e il tè assume un colore sempre più scuro col passare del tempo. In realtà esiste anche il Pu-erh non fermentato, noto anche con il nome di Maocha o tè verde Pu-erh.

Un altro modo di classificare il tè è sulla base della sua conservazione:
Compresso: il tè per essere conservato può essere compresso in varie forme (mattonella, sfera, disco, ecc). La compressione viene effettuata sul tè trattato al vapore e inserito in una pressa meccanica. In genere il tè compresso viene ricavato da foglie intere e viene stagionato prima di essere consumato.
Foglie: le foglie di tè, dopo essere state trattate, vengono conservate intatte. Per gustare una buona tazza di tè partendo dal tè sfuso in foglie è necessario prevedere tempi di infusione più lunghi di quelli generalmente necessari quando si usa il tè in bustina. Si conservano in foglia intera sia i tè neri sia i tè verdi.
Bustine: la diffusione nel mondo di questo metodo di conservazione è in continua crescita. Sicuro anche sotto il profilo igienico, permette di gustare un tè in modo pratico, ma senza perderne il tradizionale aroma. Il confezionamento in bustina contempla molteplici varietà di formati, diversi per dimensione, composizione del filtro (cioè l’involucro che contiene il tè) e tecnica di chiusura.



Istantaneo: in questo caso il tè è reso polvere e generalmente addizionato a zucchero e aromi di frutta (come il limone). Gli appassionati tendono a criticare questo prodotto che a loro giudizio sacrifica il gusto alla praticità.
Bottiglia: in questo caso il tè solubile è già in acqua, pronto per essere consumato. Molto comune tra coloro i quali prediligono il tè freddo, incontra talvolta le stesse critiche del tè istantaneo.