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INFORMAZIONI E ARTICOLI

La menopausa

Sintomi e terapie
La menopausa è un periodo fisiologico della vita di ogni donna, ma vi è spesso la tendenza ad affrontarla come se si trattasse di una malattia cronica.

La menopausa indica tecnicamente l'ultima mestruazione avuta da una donna al termine della sua età fertile, ma nel linguaggio comune è usata, per estensione, per indicare il periodo di vita della donna successivo all'ultimo ciclo, in cui cessa naturalmente al capacità riproduttiva. Altro termine sinonimo è climaterio, da greco klimakter (scalino, passaggio) che fa riferimento al periodo di transizione, leggermente più lungo, dal momento in cui termina la fertilità a quello irreversibile di sterilità.

La menopausa inizia allorché le ovaie cessano di produrre ormoni estrogeni, il principale dei quali è il 17 beta estradiolo. Questo momento si colloca generalmente intorno ai 50 anni, ma può essere anche prima dei 40 (menopausa precoce) o successivo.

I fattori di rischio che possono portare a una menopausa precoce sono sicuramente il fumo, il menarca precoce (comparsa del primo ciclo, generalmente tra gli 11 e i 16 anni) e, secondo alcuni studi, anche il mancinismo (le donne mancine entrano in menopausa in media cinque anni prima).

Il deficit ormonale

Il deficit ormonale che consegue determina l'incapacità riproduttiva e una serie di conseguenze e trasformazioni che non riguardano solo la sfera sessuale e ginecologica, ma anche altri apparati (primo fra tutti quello scheletrico). Gli effetti della menopausa sono però estremamente variabili, e dipendono anche dall'ambiente sociale, dal livello culturale della donna e dal suo stato generale di salute.

I Sintomi 

Si distinguono pertanto sintomi a breve, medio e lungo termine legati alla menopausa. Quelli a breve termine, si risolvono in poco tempo e sono essenzialmente disturbi mestruali, disturbi del sonno, disturbi all'apparato urinario e genitale (pruriti, secchezza vaginale, incontinenza e dispareunia, ovvero il dolore durante il rapporto sessuale), disturbi vasomotori (vampate di calore, palpitazioni, sudorazioni) e di carattere psichico (depressione, stress, difficoltà di concentrazione, perdita della libido e senso di affaticamento).

Alcuni di questi sintomi possono perdurare anche a medio termine per qualche anno, come le vaginiti, l'incontinenza e la dispareunia. A questi si aggiungono anche le alterazioni a unghie, capelli e pelle.

Sono tuttavia i sintomi a lungo termine che giustificano una terapia sostitutiva che, oltre a contrastare i piccoli disturbi e innalzare notevolmente la qualità della vita, permette di limitare l'aumento della probabilità di contrarre malattie cardiovascolari e di alcune patologie (tumore al colon, osteoporosi).

La ragione è da ricercarsi nell'effetto protettivo degli estrogeni femminili naturalmente prodotti in età fertile rispetto a tali patologie. Per esempio facilitano l'assorbimento del calcio da parte delle ossa: in menopausa tale effetto protettivo cessa e l'apparato scheletrico diventa più fragile e può insorgere l'osteoporosi. Inoltre è provata la capacità degli ormoni femminili di abbassare l'indice di rischio cardiovascolare, aumentando la quantità di colesterolo ad alta densità (HDL) e abbassando quello a bassa densità (LDL).

La terapia sostitutiva

La terapia sostitutiva mira a integrare il deficit di ormoni estrogeni, non più sintetizzati dal corpo femminile: possono essere assunti assieme a progestinici per contrastare gli effetti indesiderati sull'endometrio indotti da una terapia basata esclusivamente su estrogeni.

La somministrazione dei due tipi di ormoni può essere concomitante o sequenziale, in trattamenti ciclici (con 7 giorni di interruzione per ogni mese) o continui (senza interruzione). Le vie di somministrazione possono essere quella orale, con pillole simili a quella anticoncezionale, cutanea, con dispositivi inseriti sotto la cute, e transdermica (cerotti, particolarmente indicati sui soggetti ipertesi per il basso impatto a livello epatico).

La terapia sostitutiva non può essere somministrata a donne con malattie cardiovascolari, tromboflebiti, tumori sensibili agli estrogeni. Chi non presenta controindicazioni può assumere la terapia sostitutiva senza limiti di tempo, pur monitorando la salute con controlli periodici per valutare i rischi e i benefici associati alla terapia.



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